• Giacomo Assandri

100 anni di trasformazioni delle comunità di libellule dei fondovalle alpini



Nel mio ultimo lavoro pubblicato sulla rivista scientifica Insect Conservation & Diversity (postprint disponibile nella pagina pubblicazioni) ho affrontato il tema delle trasformazioni delle comunità di libellule dei fondovalle alpini in risposta ai cambiamenti ambientali che hanno impattato questi ambienti negli ultimi quasi 100 anni.

Se ottenere dati faunistici oggi è piuttosto semplice, al contrario ottenere dati riferiti al passato (neanche poi così remoto) è piuttosto complesso e non sempre possibile. In questo talvolta ci vengono in aiuto vecchi articoli faunistici e soprattutto le collezioni biologiche, che, se ben conservate e studiate, rappresentano delle vere e proprie miniere di informazioni.

Revisionando tutta la (per la verità, poca) letteratura esistente sul tema e studiando alcune collezioni, in particolare quella conservata nel Museo Tridentino di Scienze Naturali (oggi MUSE) sono riuscito a definire degli elenchi piuttosto completi di specie riferibili prevalentemente al periodo 1928-1951 e a 10 importanti aree umide del fondovalle trentino ancora oggi esistenti. Censendo nuovamente le comunità in tali biotopi è stato possibile effettuare un confronto, che seppur da interpretare con un certo margine di incertezza, fornisce un'interessante chiave di lettura per comprendere come questi ambienti si siano trasformati nell'ultimo secolo, e ciò che emerge non è certamente rassicurante.

Infatti, complessivamente, circa il 32% delle specie è scomparso o si è fortemente rarefatto, mentre solo un 12% è di recente comparsa o è aumentato fortemente nel periodo studiato.

Fra le specie "sfortunate" si trovano soprattutto specialisti di ambienti acquatici temporanei (come ad esempio i prati umidi da strame, oggi sostanzialmente scomparsi dal fondovalle), specialisti di ambienti acquatici lotici e specie adattate a climi freddi. Vanno annoverate fra queste alcune specie appartenenti alla famiglia dei Lestidi, come il Lestes sponsa, ancora ben diffuso in montagna, ma che secondo i risultati del lavoro è una delle specie che si è rarefatta maggiormente nel corso dell'ultimo secolo nelle aree umide di fondovalle del Trentino (foto di copertina), oppure alcune specie del genere Sympetrum, come ad esempio Sympetrum danae, Sympetrum flaveolum, Sympetrum pedemontanum.

Nel novero delle specie "vincenti" si trovano invece soprattutto generalisti (ossia specie che si adattano facilmente a molte tipologie e condizioni ambientali) e specie termofile (es. Aeshna isoceles, Anax parthenope), in questo facilitate con ogni probabilità dal riscaldamento globale.

Le cause di tali cambiamenti, oltre al già citato global warming, sono da imputarsi alla bonifica e alla conversione degli ambienti umidi che dominavano i fondovalle alpini nel passato. Le bonifiche in Trentino iniziarono durante la dominazione austriaca, a metà Ottocento, e proseguirono fino alla fine del secolo scorso, quando i piccoli frammenti rimasti (ridotti in gran parte a discariche e ad aree degradate) vennero salvati mediante l'istituzione di aree protette e in parte riqualificati. Lo sviluppo del turismo (e la relativa costruzione di infrastrutture balneari sui laghi di fondovalle), l'agricoltura intensiva (e l'abbandono dell'agricoltura tradizionale), l'inquinamento, e lo sconvolgimento dei bacini idrici per la produzione di energia idroelettrica hanno fatto il resto.

Questo lavoro enfatizza una volta in più come le comunità faunistiche che osserviamo oggi siano profondamente radicate nel passato e come i cambiamenti ambientali antropici possano perturbarle, un monito importante per le scelte gestionali del domani.


Il Lago di Caldonazzo, fino a non molti decenni fa, a leggere gli scritti di Cesare Conci e Cesare Nielsen, doveva essere un autentico "paradiso" per le libellule. Oggi le comunità di odonati dei suoi ecosistemi acquatici appaiono profondamente depauperate.


100 year of dragonfly communities transformations in the Alps (Article Abstract)

Freshwater environments are experiencing high rates of species extinction due to human impacts, with aquatic insects thought to be strongly threatened by these changes; however, long-term research on this topic is scant. Among aquatic insects, dragonflies are considered valuable indicators of human disturbance at multiple scales. This study addresses transformations of odonate communities of low elevation mountain wetlands in the Alps over the last century, comparing historical and present assemblages based on past records derived from scientific collections or literature and present data derived from site resurveys.

About 32.6% of species have been extirpated or strongly declined in the area (mostly temporary lentic and lotic water specialists, or cold-adapted species). Conversely,

only 12.2% of species were new or considerably increased (mostly permanent lentic specialists and warm-adapted species). Nearly half of historical populations have been lost. The great majority of species which disappeared from all the study sites also disappeared (or strongly declined) at the regional scale. Although gamma species richness was higher in the historical period compared with the present, mean alpha species richness does not significantly differ between the two, likely suggesting homogenisation of communities from historical to the present period. Present communities of dragonflies show a significantly higher community temperature index compared with historical ones.

These patterns are putatively explained by the joint effects of land-use change

(drainage and reclamation), land-use intensification or abandonment, environmental pollution, and anthropogenic-driven climate warming.



Rimerimenti dell'articolo

Assandri, G. (2020). Anthropogenic-driven transformations of dragonfly (Insecta: Odonata) communities of low elevation mountain wetlands during the last century. Insect Conservation and Diversity. https://doi.org/10.1111/icad.12439


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